Thursday, March 29, 2012

La giornata: il ritorno dello spread

Dopo il ritorno dei partiti, oggi è stata la giornata del ritorno dello spread, schizzato di nuovo intorno ai 350 punti. L'industria non riparte affatto, al contrario di quanto affermato per tutta la giornata da Repubblica.it in apertura, e il ministro Passera - confortato dall'Ocse (Pil -1,6% nel I trimestre) - prevede nero: recessione tutto l'anno. Quindi servono riforme veloci. Mentre Befera gongola per i 13 miliardi recuperati dagli evasori nel 2013, la gente comincia a darsi fuoco disperata per il peso del fisco. ABC quasi non hanno parlato oggi, abbassando così i toni della polemica con Monti, tenuta viva invece dalla Camusso, sicura che «la controriforma del lavoro non passerà», e da Vendola, che chiede al Pd di «mandare a casa Monti».

Sui giornali di oggi era tutto un Monti sfida i partiti, lite con i partiti e via dicendo. In realtà, quella del premier a me è sembrata più una scazzottata con Bersani (e ad averla iniziata è il Pd, non Monti). Oggi le acque si sono un po' calmate. Napolitano fa di tutto per far abbassare i toni, ma sta con Monti, non manca di sottolineare che gli italiani capiscono la necessità delle riforme e che non vede «esasperazioni», proprio mentre Bersani parla di «cazzotti».

Sulla legge elettorale ABC potrebbero aver millantato un'intesa più che altro per reagire compatti ai siluri lanciati da Monti dal suo "roadshow "asiatico, insomma per far vedere di essere "tornati" sulla scena. I partiti sgomitano, si avvicinano le amministrative, cercano visibilità. E' chiaro che sono disposti a continuare a sostenere Monti, ma lo saranno sempre meno a pagare il prezzo politico delle sue riforme (e delle sue battute).

Ma il Pd freme più degli altri: si sta ribaltando infatti la prospettiva dei due partiti maggiori. Se prima era il Pdl, scalzato dal posto di comando, a mostrare irritazione nei confronti del professore, mentre il Pd sorridente festeggiava la fine del berlusconismo, ora che gli italiani stanno per avere prova nelle loro tasche dei sacrifici, e ora che è minacciato un tabù della sinistra (e del connubio Pd-Cgil) come l'articolo 18, il Pd teme di pagare a caro prezzo il suo appoggio al governo e che parte dell'elettorato possa anche cominciare a rimpiangere il centrodestra.

Insomma, il Pdl a questo punto non ha certo fretta di votare, meglio far passare un bel po' di tempo tra le promesse non mantenute e le urne, mentre il Pd si sente la gioiosa macchina da guerra del 1994 ma teme che esattamente come allora, dopo la parentesi tecnica del '92-'94, Palazzo Chigi possa sfuggirgli di nuovo. Stamattina Fabio Martini, su La Stampa, evocava la possibilità di un partito di Monti dopo le amministrative. Ci credo poco, ma se il Pd forza la mano sull'articolo 18 e si fa tentare dalla "rivoluzione d'ottobre", allora il partito di Monti potrebbe formarsi naturalmente come blocco moderato contro la foto di Vasto.

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