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Wednesday, December 28, 2005

Un primo bilancio tra buonismi e pietismi

L'obiettivo, come sempre, un atto di buon governo. Pannella e i radicali hanno fatto il possibile, le hanno tentate tutte. Ad oggi, se volessimo tracciare un primo bilancio delle iniziative sull'amnistia, non potremmo nasconderci che alla marcia c'erano mille persone e non un milione come auspicato da Pannella. Sono rimasti inascoltati i suoi numerosi appelli rivolti a sindacati e ai leader dei partiti perché mettessero in moto la loro macchina organizzativa. Alla seduta straordinaria della Camera hanno partecipato neanche la metà dei 207 deputati che avevano sottoscritto la richiesta. Tra questi molti della sinistra sono favorevoli solo all'indulto e non all'amnistia. E' vero, l'iter per un provvedimento di clemenza si è rimesso in moto, ma probabilmente non l'amnistia, solo l'indulto.

Molto buonismo e molto pietismo cattolico (e quindi opportunismi e ipocrisie) si sono confusi con la ragionevolezza di un atto di semplice buon governo volto a fermare la mano «criminale e criminogena» della macchina della giustizia italiana, pluricondannata dalla Corte europea. L'amnistia come «terapia del dolore» che dovrebbe accompagnare la terapia delle riforme del sistema penale e carcerario.

«Non ho marciato per bontà», chiariva in un recente post Malvino: «Io, l'amnistia, non la voglio perché ho pena dei detenuti che versano in condizioni – appunto – penose. Io, l'amnistia, la voglio perché ho pena del mio paese il cui stato della giustizia versa in condizioni – appunto – penose». Sì, siamo per la certezza della pena, «ma così tanto che non tollero che essa sia maggiore di quanto effettivamente contenuto dalla sentenza. E nessuna sentenza potrà mai allegare alla pena il sovrappiù di condizione disumana che è data dalla perdita di dignità intrinseca a un regime detentivo senza garanzie».

La violenza è alla legalità del nostro paese e c'entriamo tutti. «Quindi la richiesta di Karol Wojtyla e ogni altra analoga ragione umanitaria sentono che mi marciano a lato, non davanti. Cammino con le mie gambe, non con le gambe della bontà». «Preferisco che si dica buona la cosa maggiormente conveniente al maggior numero di individui. E dunque, in tutta onestà: ho marciato per l'amnistia che sarebbe la cosa maggiormente conveniente al maggior numero di individui, ora, in Italia, presto».

Alessandro Geradi su Notizie Radicali invita a «non confendere l'amnistia con il perdonismo cattolico»:
«Istituti di pena che scoppiano, carcerati che a causa del sovraffollamento patiscono condizioni di vita spesso disumane e degradanti, milioni di processi penali pendenti, centinaia di migliaia di misure alternative alla detenzione chieste ma mai esaminate dalla magistratura di sorveglianza o, peggio, esaminate con notevole ritardo (...) è il quadro desolante di un sistema penale e carcerario ridotto oramai al collasso ed alla paralisi pressoché completa».
Come ha dichiarato Emma Bonino «l'incapacità di garantire in Italia il diritto alla giustizia in tempi ragionevoli... nega alle vittime il diritto alla giustizia», favorisce una certa impunità, indebolisce lo stato di diritto e la stessa sicurezza. Proprio queste ragioni, la certezza del diritto e la sicurezza, «trasformano l'amnistia e l'indulto... in atti di buon governo oggi assolutamente necessari e non più differibili». A queste ragioni, leggendo i giornali e guardando la tv, si associa spesso la categoria del perdono, che appartiene di competenza a un'altra sfera umana. Eppure, è così presente che «sembra una moda, una tendenza. Perdonare è ormai diventato trendy».

Anche i problemi dell'amministrazione della giustizia sembrano «tutti imperniati su quel micidiale meccanismo peccato-assoluzione», poiché «in Italia, la morale illuminista, che quando non è laica può confluire nel calvinismo o nel puritanesimo luterano, non esiste. Papa, cardinali, vescovi e preti: questi sono gli unici fornitori ufficiali di morale e di moralismo rimasti nel nostro Paese».
«Almeno noi laici evitiamo dunque di confondere le solide e pratiche ragioni che sono oggi alla base della richiesta di amnistia con gli appelli del Santo Padre, del Cardinale Tettamanzi o di Don Mazzi ed i loro continui accenni al perdono cristiano che servono solo a denunciare la totale estraneità ed ostilità della Chiesa cattolica al concetto di Stato di diritto (la giustizia è un interesse collettivo di cui la parte lesa non può disporre né il perdono della vittima estingue il reato)».

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