Friday, October 31, 2003

Ora ci vuole una commissione d'inchiesta bipartisan... per "alto tradimento"
Non basta più tacere, o commentare che sì, si ha «fiducia nella magistratura», la si lascia «lavorare serenamente», che si «rispettano le sentenze». La classe politica, a destra come a sinistra, dimostri maturità e responsabilità. Che ne dite, siamo pronti dopo ieri a riscrivere la storia politica e giudiziaria degli ultimi 13 anni? Vogliamo seriamente e senza ipocrisie, o timori reverenziali, o calcoli politici, dare inizio ad un'operazione "toghe pulite"? Anche, se si preferisce, azzerando, scordandoci delle posizioni assunte in passato? Come la classe dirigente del Paese ha subito un lungo processo per la sua gestione corrotta della cosa pubblica, così oggi è giunto il momento di indagare, senza strumentalizzazioni e intenti propagandistici, la vera essenza della magistratura in Italia. Oltre alla riforma della Giustizia, di sistema, serve una riflessione sulla cultura giuridica eversiva dei singoli, individuando responsabilità strettamente e rigorosamente individuali, di chi per anni ha svolto dalle Procure, dichiarandolo apertamente, la sua guerra ideologica contro lo Stato. Andarli a ripescare nomi e cognomi, chi per più di un decennio ha indebolito la lotta alla mafia, ha sperperato denaro pubblico, ha cancellato partiti politici, ingannato i cittadini e avvelenato il clima politico. Il capo d'imputazione? Un vero e proprio "alto tradimento".
La disperata guerra clerico-fascista contro la democrazia in Iraq. Altro che partigiani!
E' «il principe degli editorialisti liberal del pacifista New York Times, cioè Thomas Friedman, a spiegare perfettamente che cosa stia succedendo in Iraq, anzi più che in Iraq, nei circoli intellettuali e giornalistici del mondo occidentale». Un clamoroso esempio di falsificazione e ignoranza. In Iraq «le stragi non sono di segno indipendentista o resistenziale, sono di matrice fascista. Gli arabi di bin Laden e i camerati di Saddam non sono partigiani, sono repubblichini se non khmer rossi, come scrive Thomas Friedman». «I terroristi non uccidono gli americani affinché gli iracheni possano autogovernarsi, uccidono gli americani perché vogliono tornare a torturare gli iracheni». «Eppure sembra che la colpa di queste stragi sia degli americani. I fascisti saddamiti massacrano i crocerossini che si prendono cura degli iracheni, eppure sui giornali passano per partigiani della libertà». «I terroristi sembrano aver capito molto meglio della sinistra mondiale quale sia la posta in gioco. I fascisti di Saddam sanno perfettamente che questa non è una guerra per il petrolio né imperialista né della lobby ebraica. Come ha scritto il liberal Friedman, "questa è la guerra più radicale e liberale e rivoluzionaria che gli Stati Uniti abbiano mai dichiarato: la guerra per installare la democrazia nel cuore del mondo arabo-musulmano"». Leggi tutto
Camillo
L'Italia dei processi politici e dei delitti impuniti
«Assolti per non aver commesso il fatto». E' dunque con formula che la Cassazione assolve definitivamente Giulio Andreotti e Gaetano Badalamenti dall'accusa di aver fatto assassinare il giornalista Mino Pecorelli, annullata senza rinvio (uno schiaffo a Perugia, l'è tutto da rifare) la sentenza di condanna che la Corte d'assise d'appello di Perugia aveva emesso il 17 novembre 2002 scorso. L'assoluzione era stata richiesta ieri dallo stesso procuratore generale. Netto il rigetto del presunto «mandato omicidiario» (la notizia).
Questa mattina il senatore a vita Giulio Andreotti, che esce così vincitore assoluto da dieci anni di veri e propri processi politici mette da parte la moderazione dei toni che fin qui lo aveva contradistinto: si è trattato di «un complotto» sotto forma di «due milioni di pagine processuali che mi riguardano» sulle quali ci sono «le impronte digitali di chi ha tramato». Luciano Violante «quando era presidente dell'Antimafia ha compiuto una gravissima scorrettezza nei miei confronti».
«Mi hanno rivoltato per dieci anni come un pedalino, hanno cercato in tutti i modi di incastrarmi. Non ci sono riusciti, quindi. Ho firmato leggi durissime contro i mafiosi - rivendica l'ex presidente del Consiglio - tanto che nella sentenza di Palermo è evidenziato che ho messo a repentaglio la mia vita e quella della mia famiglia. Non ho mai perso la fiducia nella giustizia, anche se all'inizio facevo un po' di fatica a dirlo. Ora sono contento, molto contento, anche perché ho speso un capitale in marche da bollo». "Gli smentiti" della vicenda.

Thursday, October 30, 2003

La leggenda degli uomini straordinari
1899. L'Europa è sull'orlo di una guerra mondiale. Attacchi a Londra e Berlino sono stati compiuti da un'organizzazione criminale che sta cercando di mettere i Paesi l'uno contro l'altro per far piombare il mondo nel caos. Il suo scopo è poi vendere le proprie modernissime e potentissime armi al migliore offerente tra gli Stati. Incaricata di salvare le sorti delle nazioni è una squadra di supereroi dell'epoca: non sono altro che personaggi tratti dalla fantasia di famosissimi romanzieri dell'800 (tra cui Stevenson, Verne, Twain). Un vero e proprio fumettone imperdibile per gli amanti del genere. Ritmo incandescente, colpi di scena, combattimenti avvincenti, le tipiche battute da supereroi ben recitate da un ottimo cast. Il britannico Sean Connery all'americano Shane West: «Questo secolo è appartenuto a me (leggi GB, n.d.r.), spero che il prossimo appartenga a te (leggi USA, n.d.r.)».
I supereroi:
Allan Quatermain è il cacciatore e avventuriero inventato da H. Rider Haggard in "Le miniere di Re Salomone" (1885); Mina Harker è la moglie dello Jonathan del romanzo "Dracula" di Bram Stroker (1897); Il Dr. Jeckyll, ed il suo alter ego Hyde sono stati creati da Robert Louis Stevenson nel 1886; Rodney Skinner, è l'emulo di Hawley Griffin, l'uomo invisibile di H.G. Wells (1897); il capitano Nemo, con il suo Nautilus, è tratto dalle 20.000 leghe sotto i mari di Jules Verne (1870); Dorian Gray è il personaggio de "Il ritratto di Dorian Gray" (1891) di Oscar Wilde; Tom Sawyer esce dal libro di Mark Twain "Le avventure di Tom Sawyer" (1876). Il Sito ufficiale del film.
Crocefisso out. Nonostante le perplessità bisogna riconoscere che... e ribattere che...
Nonostante le perplessità già espresse sempre su questo blog, vogliamo riconoscere ciò che così bene oggi riconosce Giuliano Ferrara nel suo editoriale su Il Foglio: regge l'ordinanza del giudice dell'Aquila, male la reazione di Castelli, malino quella di Pisanu, malino pure Bossi, bene Bertinotti. Lodi al giudice e ineccepibili argomenti anche nel suo "Come leggere la sentenza e come opporsi alla sua morale".
Esiste un Islam moderato? Risponde Daniel Pipes
«Per Daniel Pipes, direttore del Middle East Forum, esiste un composito Islam moderato, oggi è debole e bisogna sostenerlo perché è la risposta al problema dell'Islam militante. La democrazia è possibile in Medio Oriente. L'idea totalitaria dell'Islam nasce in epoca moderna ed eredita i suoi caratteri dal fascismo e dal leninismo». Notizia + audiovideo
RadioRadicale.it

Wednesday, October 29, 2003

:: La citazione del giorno ::
«Io non vivo, io compro scarpe»
robba
Replica a "crocefissi from usa" e a "ziggy stardust"
Mi rivolgo a Mic.
Scusa ma in qualsiasi modo la si pensi, su quella sentenza c'è molto da discutere e ciò che stabilisce non è così ovvio come sembra. Che se ne parli, che la si critichi, non dovrebbe far cadere dalle nuvole. Alla laicità della scuola e del nostro Paese teniamo tutti, ma a me, per esempio, pare che togliere il crocefisso dalle aule per sentirsi più laici sia un'ipocrisia, e che la laicità vada difesa altrove: c'è, per rimanere a scuola, l'ora di religione imposta (se no perdi tempo per un'ora) che è catechismo, ci sono la ricerca scientifica, i diritti civili, le ingerenze del Vaticano e chi si fa volentieri ingerire. Esiste davvero una legge che impone il crocefisso nelle aule, credo risalga al '23, ma quella legge andrebbe semmai, e le possibilità che avvenga sono molte, dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale. Tuttavia, sul significato del crocefisso in quel contesto c'è molto da discutere, come molto si discute in America dell'«under god» (a giacomino dico solo che non è un'espressione che ha origine negli anni '50, ma si ritrova nelle più profonde radici della nazione americana, nelle parole di un tale George Washington). Il crocefisso nelle aule è davvero percepito, da cattolici e non (a quanto pare ferisce il provocatore, ma non i musulmani italiani che si sono espressi per bocca dei loro rappresentanti), come simbolo di una religione di Stato che vuole escludere e negare pari dignità alle altre, o piuttosto come richiamo ai valori condivisi, alle tradizioni, alle radici culturali e storiche di una nazione? Non vedevamo tutti noi bambini nel Cristo appeso un'ingenua e bonaria richiesta di una generica protezione divina per le attività e gli occupanti di quel pubblico edificio? Può uno Stato laico rinunciare totalmente ad esprimere un importante tratto identitario della propria storia per timore di essere accusato di intolleranza? Usando un po' di buon senso, mi viene in mente: non si imponga con direttive statali la presenza del crocefisso, ma neanche la si vieti. Non è forse proprio consentendo l'espressione delle libertà religiose e non negandole che uno Stato può dirsi davvero laico e democratico? Le identità bisogna rispettarle tutte, non annullarle a cominciare dalla propria; vanno promosse la pluralità e la diversità, contro l'omogeneità e per favorire il dialogo nel rispetto reciproco, perché il rischio è di cadere in un'illusione egualitaria generatrice di intolleranze.
Il diritto, come è giusto che sia, farà il suo corso, e modellerà le nostre abitudini. Ammetto però che mi dispiace che il crocefisso venga tolto, dico che non è un dramma, che non c'è da proclamare crociate, ammetto che in punta di diritto positivo si dovrà togliere, ma se mi si consente dico che non è per quel crocefisso che il nostro Paese ha seri problemi di laicità (ché poi sta per nascere il problema di una laicità che dovrebbe a sua volta essere laica, ma spesso non lo è). Tra l'altro il crocefisso non va compianto come un simbolo, rimane un dato storico e pazienza se viene tolto da lì, i tempi cambiano e ci si abitua. Speriamo solo che non si inizi a toglierlo anche dai libri di storia.


Interessanti:
  • Natalia Ginzburg su l'Unità del 25 marzo 1988. «Sta sul muro. Tace. Non dà lezioni a nessuno. Ma a tutti ricorda qualcosa. E' tolleranza consentire a ognuno di costruire intorno a un crocifisso i più incerti e contrastanti pensieri». Leggi tutto

  • Altri spunti per il dibattito
  • Parla il premio nobel per la pace Shirin Ebadi
    Su Weekly Standard un'intervista a Shirin Ebadi, la donna iraniana, avvocato e attivista per i diritti umani, a cui è stato assegnato il premio nobel per la pace: crede nei diritti umani come valore universale, scarica Kathami, crede nella possibilità di un Iran riformato dall'interno, di un Islam compatibile con la democrazia, ed incita le donne ad alzare la testa e a sfidare la casta di intoccabili che detiene il potere. Leggi

    Tuesday, October 28, 2003

    Forze troppo occulte in Iraq: qualcosa di nuovo e inquietante, un'ipotesi
    E' stata vinta la guerra a Saddam, ma non la guerra al terrorismo. Il fatto è che il Medio Oriente è lontano dalla dignità umana, lontano dai diritti universali sanciti dalla carta delle Nazioni Unite, quindi lontano dalla pace, lontano anni luce. In Iraq lo sforzo di pacificazione è grande, la ricostruzione onerosa, ma non ci si può scoraggiare, anche di fronte ad efferati attentati. Non si può fallire nel fondare una democrazia nel cuore di quella regione. I nemici della democrazia sembrano aver compreso quanto la 'missione Iraq' sia cruciale. Se il processo politico e di ricostruzione sembra procedere, gli attacchi al nuovo Iraq crescono di intensità: sono più seri e mirati quelli contro gli stessi iracheni. La pianificazione sempre più raffinata, la sapiente scelta degli obiettivi degli attacchi, il disegno politico che affiora, autorizzano a sospettare l'azione sul territorio di grandi organizzazioni terroristiche, vitali, piuttosto che la guerra sotterranea di un regime in rotta: sempre meno certo e definibile il ruolo dei fedelissimi di Saddam, più visibile una strategia globale alla quale potrebbero non essere estranee alcune capitali arabe del golfo. «Gli americani si accontentino di aver cacciato Saddam, lascino l'Iraq e si scordino una democrazia quaggiù». Se da una parte le cose vanno bene in Iraq e non bisogna cedere al pessimismo, di fronte a questi attacchi gli americani sembrano brancolare nel buio: qualcosa di nuovo, di imprevisto, di inquietante, ideato e preparato durante i mesi di futili discussioni all'Onu, il tempo regalato ai nemici per organizzarsi. E in Europa un asse che sogghigna.
    Togliere il crocefisso è un'ipocrisia, la laicità va difesa altrove
    Il crocefisso, il 'cadaverino': da togliere o da lasciare negli edifici pubblici? Sembra non avere termine e pause il processo di secolarizzazione nelle democrazie avanzate. Anche negli Stati Uniti si fa un gran parlare di simboli religiosi, della necessità o meno della loro rimozione dagli spazi pubblici e della politica per rispetto della separazione tra Stato e Chiesa, della laicità dello Stato costituzionalmente garantite. La Corte Suprema deciderà a giugno se mantenere o meno la formula «under God» nel «Pledge of Allegiance», il giuramento di lealtà alla nazione, alla libertà e alla giustizia. Quello che dobbiamo chiederci prima di prendere posizione è: il crocefisso nelle aule delle scuole, come l'«under god» del giuramento Usa, nei contesti di cui si parla, è percepito come simbolo religioso (quindi di una religione che esclude le altre), o piuttosto come simbolo del richiamo ai valori condivisi, alle tradizioni, alle radici di una nazione, dovendo invece esigere che la libertà di culto e la pari dignità tra le religioni siano assicurate da leggi laiche? Uno Stato laico può rinunciare totalmente alla propria identità, alla propria storia, deve avere scrupolo e ipocrisia nell'esprimerla per timore di essere accusato di intolleranza? Non è forse proprio grazie al processo di laicizzazione e secolarizzazione del secolo scorso che possiamo dirci meno impauriti che un crocefisso in un'aula rappresenti l'esclusione delle altre religioni e la negazione delle libertà religiose invece che l'ingenua richiesta di una generica protezione divina per le attività e gli occupanti di quel pubblico edificio?
    Sul dibattito in America:
  • L'analisi di James Piereson sul Weekly Standard, tradotta da Il Foglio;

  • "Arguing the Pledge", Terry Eastland sul Weekly Standard
  • Per un po' non se ne parli
    Aperture dei Tg, titoloni sulle prime pagine dei giornali, e i 7 arrestati accusati di essere gli assassini di Massimo D'Antona non hanno certo goduto di un atteggiamento garantista da parte dei media. E' vero. E' anche vero che giornali e tv hanno per lo più riportato le dichiarazioni entusiaste di Pisanu, Berlusconi e Ciampi. Bisogna sperare che a questa elevata esposizione dei vertici istituzionali del Paese (l'annuncio degli arresti poteva essere affidato, come in passato, agli investigatori) corrispondano seri elementi di prova contro gli arrestati. Un buco nell'acqua non passerebbe certo inosservato. Ora i presunti innocenti si potranno difendere dalle accuse, la magistratura si esprimerà sull'attendibilità delle prove con tutte le garanzie previste. Non facciamoci prendere però dall'istinto di correre in difesa dei presunti più deboli, di compatire le vittime di chissà quale nuovo complotto ordito dallo Stato di polizia berlusconiano. Lasciamo che lo Stato si-ci difenda dalle Br, una volta tanto. E, soprattutto, che per un po' non se ne parli affatto, aiutando la giustizia e risparmiandoci la retorica delle 'letture' multilivello e del giustificazionismo.

    Saturday, October 25, 2003

    E' di nuovo possibile lasciare un prioprio commento ai post
    Il Rettore che "lancia una bomba"
    Via l'egalitarismo e il valore legale della laurea. La posizione di Salvatore Settis, Rettore della Normale di Pisa. Leggi l'editoriale
    Il Foglio
    L'elemosina dell'Ue all'Iraq
    Terminata la conferenza di Madrid tra i Paesi donatori per il nuovo Iraq. 33 miliardi di dollari raccolti, una somma non sufficiente a coprire l'intero fabbisogno stimato dalla Banca Mondiale in 55 miliardi di dollari. Più di 20 miliardi dagli Usa, 8 miliardi da Banca mondiale e Fmi, 13 da altri Paesi, tra cui l'Unione europea, con i suoi ridicoli 700 milioni di euro. Con questa scandalosa elemosima si pretende anche di contare qualcosa?
    «La notte porta consiglio». Potrebbero essere le parole dell'ultimo commiato. Poi, il mattino dopo, il ghiaccio che conosco, rabbrividisco e torno trasparente in questa città, fuggo il risveglio, le giornate. Oggetti, luoghi, persone, si svuota ogni angolo. Inizia a piovere sulla città degli oppressi, non smetterà facilmente. Quei minacciosi bei ricordi, sirene spiegate e rintocco di campane. Uno sguardo lucido e allucinato.

    Friday, October 24, 2003

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    *I 7 principi guida per una riforma americana dell'Onu
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    ... e il lancio di un'Organizzazione mondiale delle democrazie («Le democrazie potrebbero coordinare i loro sforzi per promuovere la libertà nel mondo»), la stessa di Emma Bonino e Marco Pannella. In occasione dell'ultimo incontro del Council on Foreign Relations, l'assistente al Dipartimento di Stato, il vice di Colin Powell Kim Holmes ha presentato un documento intitolato "The Challenges Facing the United Nations Today: An American View", un vero e proprio progetto americano per la riforma dell'Onu, i cui principi guida sono 7: responsibility, accountability, effectiveness and rationalization, stewardship of financial resources, modernization, credibility, freedom.
    Le speranze per il mondo si chiamano libertà, democrazia, libero commercio. Le nuove sfide che l'America si aspetta che la comunità internazionale affronti si chiamano terrorismo e proliferazione delle armi di distruzione di massa. La risoluzione Onu 1511 è un passo avanti per la ricostruzione dell'Iraq e la sovranità degli iracheni.
    L'america vuole «lavorare con le Nazioni Unite, raggiungere obiettivi comuni tramite la diplomazia multilaterale, per questo continuerà a coinvolgere la comunità internazionale». «La storia ci ha assegnato la responsabilità di combattere il terrorismo, non solo per l'America, ma per tutto il mondo». Per farlo bisogna riformare l'Onu, non con una nuova dottrina, ma partendo dai suoi principi. «Ci vuole un Consiglio di Sicurezza realmente più rappresentativo: il modo migliore per farlo è garantire che ne facciano parte i paesi democratici». «Anche sull'Assemblea generale ci sarebbe da intervenire: troppi paesi membri sono dittature che non rappresentano legittimamente i propri cittadini. L'Assemblea avrebbe un'autorità morale maggiore se gli Stati membri avessero governi democratici», invece in alcuni dibattiti e decisioni perde di credibilità. «Ogni diritto a partecipare o guidare gli organismi della Nazioni Unite implica, come minimo, una responsabilità: essere in grado di onorare la maggior parte degli standard di decenza previsti dalla Carta delle Nazioni Unite». «Un regime che minaccia i suoi vicini, sostiene il terrorismo e abusa dei diritti dei suoi cittadini dovrebbe essere ineleggibile al Consiglio di Sicurezza. I membri della Commissione Onu sui Diritti umani dovrebbero essere esempi di libertà e di stato di diritto». Libertà individuali, diritti civili e libertà economiche possono sconfiggere fame e povertà, portare la pace. «Le democrazie potrebbero coordinare i loro sforzi per promuovere la libertà nel mondo».

    1945. Le difficoltà della ricostruzione nella Germania post nazista
    Foreign Affairs, la pubblicazione del Council on Foreign Relations, ha pubblicato uno straordinario documento. Ecco il rapporto nel quale Allen Dulles presentava nel 1945 al Council le difficoltà della ricostruzione in Germania. «U.S. troops on conquered territory, infrastructure in ruins, international squabbling over reconstruction: a window onto occupied Germany seven months after V-E Day, when progress was still unsteady and Europe's future hung in the balance». Leggi tutto
    A scatafascio la scienza in Italia
    Carlo Rubbia, premio nobel per la fisica, già presidente dell'Enea su nomina del governo di centrosinistra di Massimo D'Alema, poi commissario straordinario allo stesso ente per decisione del governo attuale, non è stato riconfermato alla presidenza dalla commissione Attività produttive della Camera per 12 voti a 11. Vittima illustre di partitocrazia e lottizzazioni.
    Intervista a uno dei leader della Spectre
    Richard Perle intervistato a Gerusalemme da due giornalisti del Jerusalem Post, articolo tradotto ieri dal quotidiano Il Foglio.
    Gli insediamenti - «Hanno reso molto più complesso il problema di Israele. Se siete costretti a difendere ciò che è indifendibile, vi trovate impigliati in un bel dilemma».
    La road map - «La sostanza del discorso del 24 giugno (Qui l'audiovideo) era questa: per prima cosa si deve trasformare l'Autorità palestinese, poi si darà l'appoggio a uno Stato palestinese. La road map dice: cominciate la trasformazione dell'Autorità palestinese in modi che sono reversibili, e noi inizieremo a muoverci in favore dello Stato palestinese».
    Arafat - «Se voi e il vostro paese cedete ad Arafat, non avrete niente a che fare con noi. Se inviate il vostro ministro degli Esteri o del Commercio ad Arafat, non sperate di poter inviare qualsiasi ministro da noi. Se adotterete questa politica, tutti dovranno fare una scelta».
    Giustificazione della guerra in Iraq - «Cambio di regime». «La situazione, in Iraq, migliora di giorno in giorno. E questo resta vero anche se oggi dovesse scoppiare un'autobomba».
    La Siria - «La Siria è in se stessa un'organizzazione terroristica»
    Falsa la strage di civili a Gaza denunciata dai palestinesi
    Lo documenta il video filmato da un aereo 'drone' israeliano. Nessun civile era in strada quando i missili hanno colpito l'auto dei terroristi di Hamas in fuga. Leggi
    Israele.net

    Thursday, October 23, 2003

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    * il cata-litico
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    «L'assemblea generale dell'Onu contro il muro in Cisgiordania. La risoluzione, non vincolante, è stata approvata dall’Assemblea generale, dopo una trattativa tra paesi arabi e dell'Ue (che hanno imposto alcune modifiche). L'Europa ha votato a favore, gli Usa contro, assieme a Micronesia e Isole Marshall. L'ambasciatore israeliano all'Onu, Dany Gillerman: "Ipocriti. Si preoccupano più dei nostri tentativi di difenderci dal terrorismo, che del terrorismo". Il vicepremier Olmert: "La costruzione del muro andrà avanti". Mahatir, premier malese, accusa i grandi esponenti della democrazia che "terrorizzano il mondo". Il ministro degli Esteri israeliano Shalom denuncia il crescente antisemitismo nel mondo islamico e in Europa.»
    Il Foglio
    1/C'è muro e muro
    L'equiparazione tra il muro che stanno erigendo gli israeliani e che li dividerà dai territori palestinesi e l'altro precedente storico del muro di Berlino non sta proprio in piedi. Può essere suggestiva, ma è mistificatoria. A parte che a Berlino il muro fu eretto per impedire l'emorragia di berlinesi dell'est sovietico verso l'ovest democratico e in Israele viene eretto semmai per impedire l'entrata nel Paese, anche in termini di scopi e simboli il paragone non sta in piedi e chi vi allude è sciocco o peggio. I tedeschi dell'ovest non volevano compiere attentati terroristici contro i tedeschi dell'est. Si voleva impedire che cittadini di uno stesso popolo, con una stessa lingua, cultura e storia, vivessero insieme in uno Stato democratico.
    Per quanto iniziativa di discutibile utilità e di sicuro rammarico, va pur sempre riconosciuto l'obiettivo che è quello di proteggersi da un terrorismo che sta davvero riuscendo a destabilizzare la stessa esistenza dello Stato ebraico. Se davvero lo si vuole definire come molti fanno, è un nuovo 'ghetto' in cui sono costretti a rinchiudersi essi stessi: nessuno vuole che non si esca, ma si cerca di non far entrare, è un sistema di difesa dalle incursioni di quei kamikaze di cui ci si dimentica in fretta, soprattutto, e volentieri, in Europa. Non solo dovremmo metterci nei panni di chi è costretto a vivere tutti i giorni sotto questa costante disumana minaccia, ma dovremmo cogliere nella costruzione del muro il segno di un'enorme debolezza, di un grido di aiuto troppo spesso inascoltato da una comunità internazionale sensibile molto più al dramma palestinese, reale, ma del quale la responsabilità è quasi tutta a carico delle leadership arabe, Anp compresa.
    Poi c'è questo già famoso accordo di Ginevra per la pace che verrà siglato il 4 novembre tra politici e intellettuali israeliani e palestinesi. Una bella iniziativa, ma impopolare e con pochi elementi di realismo. Tutto è bloccato sul rifiuto da parte dell'Anp di usare la forza per disarmare i terroristi e per smantellare le loro organizzazioni.


    2/Accordo sì, ma i dubbi sono leciti
    Difficile da giudicare l'accordo, non ancora firmato, ma raggiunto con l'Iran per lo stop al suo programma per l'arricchimento dell'uranio, tappa essenziale per dotarsi di testate atomiche. La Repubblica islamica accetta senza condizioni i controlli a sorpresa e dovunque degli ispettori dell’Aiea. Riescono nell'impresa i ministri degli Esteri Jack Straw (GB), Dominique de Villepin (Francia) e Joschka Fischer (Germania), a colloquio con l’omologo iraniano Kamal Kharrazi e con il consigliere per la sicurezza nazionale Hassan Rowhani. Contropartita la cooperazione dei tre Paesi europei per lo sviluppo del nucleare civile. Rowhani precisa però: "Per decisione volontaria - e quindi non su pressione dell’Aiea - il governo iraniano ha deciso di firmare il protocollo", "in segno di buona volontà sospenderà ad interim tutte le attività di arricchimento dell’uranio". Tuttavia, "il protocollo non deve minacciare gli interessi, la sicurezza e l’orgoglio nazionale iraniano".
    A questo punto i dubbi sono leciti. Delle due l'una: o una sapiente azione diplomatica, una 'first resource' (contrapposta alla 'last resource', la guerra) ha prevenuto una prossima crisi internazionale, oppure ci si è semplicemente lasciati ingannare da un regime chiaramente clerico-fascista che intanto verrà aiutato a superare il suo momento di crisi economica e politica, ma sarà pronto a denunciare a suo piacimento i protocolli. Certo è alta la delusione tra gli oppositori iraniani che vedono gli europei salvare il regime che li opprime.

    Lettura: Gli ayatollah di Teheran chinano la testa, ma la chinano "ad interim"
    Tutto sulle malattie dell'Europa in tre minuti
    Credo sia utile tornare a segnalare l'intervento fatto ieri da Marco Pannella nella seduta del Parlamento europeo dedicata all'attività del semestre di presidenza italiana e della Cig sul nuovo trattato costituzionale europeo. Riascolta l'intervento. I tre minuti concessi sono sufficienti al leader radicale per illustrare i suoi capi d'accusa a questa Europa, che forse non s'ha da fare e s'ha d'aspettare.
    Alla Conferenza dei donatori, che inizia oggi a Madrid, la Ue dovrebbe stanziare circa 1 miliardo di euro per la ricostruzione dell'Iraq, gli Usa 15 miliardi di dollari.
    5 giugno 1947. Marshall capì che la missione dell'America in Europa non finiva con la liberazione
    Il Foglio ha pubblicato oggi, tradotto, il discorso pronunciato ad Harvard con il quale George C. Marshall, premio nobel per la pace nel '53, convinse gli americani a spendere per ricostruire ed esportare il benessere in Europa. Nel 1947, a soli due anni dal termine della guerra, e oggi come allora, non solo la forza è necessaria per assicurare ai popoli un futuro di libertà e pace: offrire concrete prospettive di benessere a chi vive la fame e il caos aiuta la nascita delle democrazie, è interesse anche dei Paesi già ricchi. Marshall spiegò la stretta relazione che intercorreva tra sviluppo della democrazia, impatto sull'economia americana, ed esigenza della ricostruzione in Europa. Non assistenzialismo unilaterale, ma un programma europeo concordato e condizionato, pensato per sistemi di libero mercato e nell'ottica del libero commercio internazionale. Una scelta di sistema che era strategica e rappresentò di conseguenza un passo deciso anche verso la guerra fredda. Leggi
    Per i distratti un bilancio per punti del processo di ricostruzione in Iraq
    Risulterà molto utile ai distratti questo articolo-promemoria di Michael Novak uscito su National Review e tradotto dal quotidiano Il Foglio: 24 gli obiettivi dell'amministrazione Usa in Iraq, 15 raggiunti, e gli errori che ci sono stati. Da tenere in vero sempre a portata di mano quanto giornali e tv ci tempestano con loro malcelata soddisfazione con il conteggio sempre aggiornato dei soldati Usa caduti per mano dei repubblichini di Saddam. Non è facile, ma non va poi così male. Leggi

    Wednesday, October 22, 2003

    ..:: il borsino ::..
  • Iraq & Bush & Putin, all'unanimità nuova risoluzione Onu
  • Marco Pannella, per questo intervento al PE, in cui prende a mazzate la bozza di nuovo trattato costituzionale per l'Ue. Lui non lo sa, ma se gli danno pochi minuti va alla grande
  • Martino: «Per me Bin Laden è morto». Beato te
  • PRT accusato dal Vietnam, da questi nemici molto onore
  • Juve e Milan in testa, cosa le distingue dalla Roma? 2 punti o due arbitri?
  • Inter, finalmente fuori Cuper, e senza panettone
  • Italia Rugby, grandi ragazzi!
  • Per te che ti svegli presto al mattino
  • Marco Cappato e Platinette, la soubrette scrive sul suo blog 'inCappato', non un esercizio di stile
  • la mia piccola, che sprezzante dei pericoli tira giù mazzate che è un piacere al mondo accademico
  • Roma, una città divenuta troppo piovosa
  • I Radicali e la candidata Sponza, l'"alter"-n-attiva, di corsa verso un nuovo KO, che senso ha?
  • Vietnam, se fosse necessario tornarci per finire il lavoro
  • Blair, malore cardiaco al vertice di Bruxelles: troppi caffé o la vicinanza dei leader continentali?
  • De Niro, per lui un tumore alla prostata, ma non grave. Secondo i medici col fisico che ha si rimetterà presto
  • Moratti, cessioni: Panucci R.Carlos Simeone Seedorf Pirlo R. Baggio Ronaldo Crespo Mutu Adriano (sbagliare è umano, ma perseverare...)
  • Michele De Lucia e Andrea Turchetti, speriamo per loro che abbiano millantato («poco lubrificata, ma ben fatta»)
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    * il cata-litico
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    Questa Europa non s'ha da fare, s'ha d'aspettare
    Vi è venuto il dubbio? A me sì. Non sarebbe forse il caso di fermarsi per un po' e consolidare quanto di importante già raggiunto, accontentandosi per ora di apportare quei pochi correttivi istituzionali imprescindibili e rinviando i grandi dibattiti, le grandi scelte, a tempi migliori? Un dubbio, non una certezza, che si insinua accompagnato da semplici considerazioni.
    Tranne forse Tony Blair, la cui statura politica e il cui considerevole europeismo sono però frenati dal congenito euroscetticismo britannico, oggi sulla scena europea non disponiamo di grandi statisti, di grandi leader dotati dello slancio ideale e della visione politica necessari per traghettare questo processo verso un'Unione politica compiuta, efficiente, dei popoli, democratica.
    Nella costituzione in corso di approvazione, che rappresenta ovviamente un passo intermedio, le riforme sospese in un futuro incerto da qui a dieci anni, quando cioè entreranno in vigore, e il flebile compromesso burocratico raggiunto ricalcano ancora gli egoismi e gli interessi nazionali, anziché superarli in un progetto visionario, coraggioso, federale se vogliamo, ma comunque capace di guardare all'insieme e non alle singole parti. Mancano all'Europa, e mancheranno anche con il prossimo assetto istituzionale, un governo forte, eletto dai cittadini, e un Parlamento agile, rapido nel recepire i cambiamenti delle società che rappresenta, e quindi capace di un rapporto di sintonia e fiducia con l'elettorato: due limiti decisivi anche alla nascita e allo sviluppo di un ruolo esterno dell'Ue. Invece che indirizzarsi verso, o elaborare, modelli costituzionali chiari, efficienti, sinceramente democratici, si procede scommettendo su alchimie e improbabili modelli matematici che hanno l'ambizione di incasellare in un fragile equilibrio gli egoismi ancora forti dei singoli Stati. La confusione, anziché la separazione, dei poteri, l'esasperato burocraticismo e il tecnocraticismo diffuso, l'attaccamento a privilegi e protezionismi in tutti i settori, le velleità da grandi potenze, il continuo tutti-contro-tutti, rendono già oggi difficile l'unione economica, annunciano divisioni insanabili per una politica estera e di difesa che vuol dirsi comune. I numerosi vertici europei noiosi, asfittici, privi di iniziativa, intrappolati in tatticismi che nulla evitano e che a nulla portano, testimoniano un preoccupante vuoto politico e ideale.
    Il fattore economico non si può sottovalutare. La crisi economica europea, dovuta principalmente alla rigidità dei mercati, a welfare troppo onerosi, all'anemia demografica, al ritardo delle riforme strutturali, ai privilegi e alle troppe presunzioni ormai schiacciate dalla globalizzazione, accrescono le tensioni tra gli Stati membri, più preoccupati di tutelare i propri interessi e di soddisfare i 'particulari' bisogni, piuttosto che di sviluppare una visione comune del futuro. In questo panorama già incerto si inserisce l'auspicato, ma pur sempre critico, accoglimento di dieci nuovi Paesi nell'Unione.
    Prendiamo atto serenamente della forza degli interessi particolari, delle divisioni che generano, su tutto, in gran parte provocate anche da condizioni di fatto che non aiutano e dalle numerose novità (euro, allargamento) degli ultimi anni non ancora assimilate, ma anche della timidezza europeista di leadership ancora gelose delle prerogative e dei fasti nazionali (sintomi, in realtà, di insicurezza), prendiamoci una pausa di riflessione per evitare danni irreparabili ora e per rilanciare con maggiore vigore e convinzione domani. Consolidiamo le posizioni, dico, se mancano oggi il fraterno europeismo, la volontà, le capacità, le condizioni favorevoli a passi decisivi, a scelte ispirate, come lo furono quelle dei padri fondatori dell'Europa. Non a torto per la verità, molti temono che fermarsi ora potrebbe significare vanificare tutti gli sforzi fatti, sottolineare le divisioni anziché puntare sulle ragioni di contatto, quindi provocare un'inarrestabile regressione del processo politico: no, bisogna accontentarsi dei passi in avanti, quelli possibili, per piccoli e imperfetti che siano. Come conciliare dunque queste preoccupazioni, entrambe fondate, ma di natura opposta?

    Letture: "Blair in linea rossa" e "Eurogranaglie"

    Tuesday, October 21, 2003

    Ipocriti gli uni, sconfitti gli altri
    E dopo l'approvazione all'unanimità della risoluzione Onu 1511 i nodi vengono al pettine. Ulivo e politica estera non vanno proprio d'accordo. Per alcuni (maggioranza Ds, Margherita) Dio Onu ha parlato ed ora, ma solo ora per carità, la missione militare è legittima. Per altri (sinistra Ds, Verdi, Comunisti) sempre di occupazione si tratta. Ma Pecoraro Scanio è contento perché la risoluzione chiede un calendario entro il 15 dicembre per il passaggio «dalla fase dell'occupazione militare, a quella del ritorno alla democrazia». Ops, ritorno alla democrazia? Quale, quella di Saddam?
    La posizione degli 'sconfitti' è più coerente: si sono sempre opposti alla guerra e alla politica americana in Iraq e la decisione dell'Onu non cambia nulla. Sostenere che solo la risoluzione Onu ha reso legittima la presenza militare in Iraq è degli 'ipocriti': le decisioni di politica estera sono, come tutte le altre, legittime se approvate da un Parlamento sovrano, dalla maggioranza e nel rispetto delle norme costituzionali. Se pure si è convinti che in un organismo internazionale risieda una superiore qualità morale, che gli sarà però arbitrariamente attribuita, ciò nulla ha a che vedere con la legittimità. Legittimità che non può essere chiamata in causa nemmeno per la guerra condotta dagli Stati Uniti non in violazione, ma come conseguenza delle risoluzioni dell'Onu. Mesi fa gli 'ipocriti' hanno dovuto cedere agli estremisti pacifisti interni alla loro coalizione, lo hanno fatto non per convinzione, ma per opportunismo, e ora tentano di riacquistare credibilità. Ben vengano, ma paghino dazio.
    La notizia
    RadioRadicale.it
    "Prima tutti a invocare l'Onu. Ora che l'Onu c'è l'Ulivo non sa che fare"
    Il Foglio
    "Non solo Neocon"
    Oggi c'è un interessante paginone pubblicato dal quotidiano Il Foglio dedicato al dibattito culturale che si è sviluppato intonro alla nuova politica estera ed economica americana dopo l'11 settembre. Intellettuali e analisti, si fa notare, pensano in modo simile o parallelo ai neocons. Non l'ho ancora letto, ma mi pare interessante.
  • Quella sinistra americana che ragiona come i neocon

  • Le tre sinistre

  • La rivoluzione di Bush vista da due clintoniani

  • Il manifesto dei realistic

  • Tutto il paginone
    Il virus dell'antisemitismo contagia il Forum Sociale Europeo. Chirac incappa in uno 'strano', ma non troppo, incidente diplomatico
    «L'antisionismo un po' seduce e un po' fa litigare le anime della gauche. Sos Racisme contro il Forum sociale e un suo oratore. Il quotidiano Maariv contro Chirac». L'articolo
    Il Foglio
    Gli Stati Uniti multilaterali. E gli altri?
    «Bush ha due proposte multilaterali per l'Iraq e per la crisi coreana. Patto a sei per neutralizzare le minacce di Pyongyang e una via onusiana per gli aiuti a Baghdad. Chi ci sta e chi no».
    Il Foglio

    Monday, October 20, 2003

    E se ci fosse da tornare in Vietnam?
    Dopo Russia, Cina e Cuba: «A tre anni di distanza, il PRT è di nuovo sotto accusa alle Nazioni unite. Questa volta è il Vietnam a sostenere che i radicali sono alleati di gruppi terroristici nel sud-est asiatico che hanno come capo Kok Ksor e la sua Montagnard Foundation. Il 30 settembre scorso, il PRT ha presentato la sua terza memoria al Comitato sulle Organizzazioni Non-Governative che esaminerà il caso dal 15 al 19 dicembre. Nel suo documento il Partito Radicale Transnazionale affronta punto per punto le accuse vietnamite e si rifiuta categoricamente di presentare le scuse formali per aver dato la possibilità a Kok Ksor di prendere la parola alla Commissione diritti umani di Ginevra e non si impegna ad escluderlo in futuro dalla propria delegazione all'Onu». La notizia. Da questi nemici, molto onore.
    Tornare in Vietnam per finire il lavoro, quello sporco lavoro è vero, ma gli esiti di quella guerra hanno significato oppressione e morte per il popolo vietnamita e forse è oggi è l'ora dell'ingerenza umanitaria, l'unico strumento per rendere validi non solo sulle carte i diritti naturali degli uomini.
    RadioRadicale.it
    "What It Takes to Be a Neo-Neoconservative"
    I liberal di oggi che, come i neocon, si battono per la democrazia in Medio Oriente: Paul Berman, Michael Ignatieff, Christopher Hitchens. «This generation of liberal intellectuals, like its precursors, prefers to see itself less as a political coalition than as an assemblage of writers with diverse views - which of course it is. Ideological labels are always provisional. Yet however much their attitudes toward the war in Iraq differ from those of such contemporary neoconservatives as William Kristol and Robert Kagan, they are heirs of the same intellectual tradition. Given this, can they still be classified as liberals? Or could it be that they've become... neoconservatives?», James Atlas su The New York Times
    Camillo
    "Defeating Fascism, Again"
    «"Fascism," the subject of my first 15 years' professional study, is used so often as a term of general opprobrium that it has been gutted of all serious content in popular usage. More's the pity, since fascism is back, big-time, and it would be worthwhile to try to understand it in order to drive it back under the slimy rocks where it was hidden for much of the last half-century.», Michael Leeden su National Review. Non ci distraiamo per favore.
    Camillo
    Telekom Serbia e l'Italia che al contrario vaaa, (tatta tarataaa)
    E' un'Italia che gira al contrario quella in cui si chiede conto a un giornalista del proprio lavoro, per quanto di parte sia, e non a chi ha finanziato il dittatore Milosevic. Non crediamo alle tangenti, ma diteci perché avete finanziato Milosevic con i nostri soldi. Ecco dunque chi minaccia davvero la libertà di stampa. Silenzio di tomba da Ordine dei giornalisti e da Fnsi, ma che volete, Belpietro non è Santoro. Leggi il commento. Da sottoscrivere
    Il Foglio
    Intervista a Belpietro
    RadioRadicale.it
    'Risoluzione' Iraq. Gli ipocriti e gli sconfitti
    «Prima tutti a invocare l’Onu. Ora che l’Onu c’è l’Ulivo non sa che fare. Truppe in ordine sparso. Per D’Alema e i riformisti la missione è legittima, ma per i pacifisti a oltranza, no». Una politica estera comune, non dico per l'Europa, ma almeno per l'opposizione italiana sì. Leggi tutto
    Il Foglio

    Friday, October 17, 2003

    'Risoluzione' Iraq. "Sporcarsi le mani (tutti, anche a sinistra)"
    «Ora sarà difficile per l'opposizione italiana, che sta sempre con l'Onu, continuare a sostenere la linea secondo cui i nostri soldati dovrebbero essere ritirati dall'Iraq». Leggi tutto
    il Riformista
    Pensioni d'oro, che culo!
    Mettere un tetto è demagogico? A voi la risposta. L'articolo
    il Riformista

    Thursday, October 16, 2003

    :: Il borsino. Supplemento ::
    Nel borsino, ovviamente tra chi scende, ho colpevolmente scordato lui, l'indignato speciale, braind, perché odia Berlusconi, ma aspetta con impazienza il condono per il suo misero abuso edilizio. La sinistra che si indigna per il condono lo fa vomitare, dice, perché lui invece avrebbe votato Silvio solo per quello.
    :: Il borsino ::
    diffidate delle imitazioni
  • Arabia Saudita, spiragli
  • Iraq, sei mesi dopo, "non ci lasciate"
  • Giovanni Paolo II, 25 anni/1, 25 anni/2, 25 anni/3. Grande statista e comunicatore
  • De Gasperi, le scelte più importanti
  • Minoli, per l'eccellente speciale su De Gasperi, ma il ritorno di Mixer slitta di un anno. Perché la Rai lo tiene in formalina e nessuno dice niente? Si è perso qualcosa??
  • Andreotti, ospite fisso da Vespa, pure vispo
  • Fernet Branca e mazze da golf, sempre utili
  • robottino dell'anno, parteciperò al concorso
  • L'Onu, ingenuamente: come mai riunite il Consiglio di sicurezza per condannare un raid aereo contro postazioni armate, che non ha fatto vittime, e avete dormito quando si trattava di un raid suicida che ha fatto fuori una ventina di persone in un ristorante di Haifa? Impresentabile
  • Arafat e Abu Ala, cip e ciop. Aperta la stagione della caccia
  • Violante, «non è più in grado di tessere intrighi». Il processo imbastito contro Andreotti ha rafforzato la mafia: tempo, energia, denaro pubblico sperperati e tolti alla persecuzione dei veri criminali
  • Il consigliere D'Erme, a forza di giocare con gli stronzi...
  • Qui, c'è molta confusione. E c'è chi si diverte a giocare a monopoli
  • achtung achtung, borsino in arrivo sul binario 4

    Tuesday, October 14, 2003

    Riepilogo per i distratti/2
    Sei mesi dopo la liberazione dell'Iraq «c'è un manipolo di fedeli al dittatore che, insieme ai fascisti arabo-islamici, vuole restaurare la dittatura e uccide chi si impegna per un Iraq libero e democratico». Paul Bremer, l'amministratore dell'Autorità provvisoria, pur riconoscendo i problemi di sicurezza a Baghdad, ha presentato la relazione sui primi sei mesi di presenza in Iraq. I risultati, snobbati dalla stampa internazionale, sono sul sito ufficiale: cpa-iraq.org. Leggi "L'Iraq è libero"
    Il Foglio
    Riepilogo per i distratti/1
    Articolo di Robert Kagan e Bill Kristol su Weekly Standard. "Why We Went to War"
    Camillo
    "Ahnuld's Third Way. A New Politics?"
    Le considerazioni di Andrew Sullivan sull'elezione di Terminator a Governator: «The election of body-builder-actor Arnold Schwarzenegger as governor of the largest state in the U.S. is both less and more remarkable than it seems.» Leggi tutto
    Andrew Sullivan

    Monday, October 13, 2003

    Medio Oriente. «Eppur si muove»
    Primo passo verso la democratizzazione in Arabia Saudita. Una componente elettiva sarà prevista nei prossimi consigli municipali. Le prime elezioni nella storia della monarchia assoluta annunciate dal principe ereditario Abdullah. Leggi
    RadioRadicale.it

    Thursday, October 09, 2003

    :: Il borsino ::
  • Fini, idee liberal sull'immigrazione, provocazione o diversivo?
  • Schwarzenegger 'terminatore' della California, vai e ammazzali tutti!
  • Capezzone, ha fatto sapere che comincia ad andare in palestra
  • Zambrotta, «C'è del marcio in Danimarca». E pure nella Juve
  • Michele, che dire, in salita da 4 borsini. Il candidato ideale, votalo!
  • Aldo Moro
  • Hector Cuper, ha martoriato Moratti per avere degli esterni, ha fatto mandar via Ronaldo, ora l'Inter sa con chi prendersela. Mazzate sulle gengive
  • Massimo Moratti, una brava persona, ci mette cuore e soldi... ma pure tante cazzate. Ormai un monumento vivente alla jella
  • Matteo Marchesini, il «nulla nullificante» prende vita (aria fritta e acqua in polvere). Chi lo conosce lo evita
  • robba, missing in action durante lo speciale Br
  • braind, è convinto che «sotto Reagan è nato l'aids». Ancora molti colpi in canna
  • Siria/1 e Iran, siete avvertiti, attenti ai 'suppostoni' in arrivo
  • Siria/2, risoluzione anti-Israele nel cestino
  • I numerosi nobel italiani del 2003, giubilo nel mondo accademico. Proviamo uno scambio di ostaggi: i nostri cervelli in formalina per i cervelli stranieri
  • Arnold SchwarzeneggerSu Schwarzenegger. Esperimento interessante
    Per il segretario dei Radicali Capezzone, «ha potenzialità liberali e non conformiste. Starà a lui, ora, cogliere l'occasione fino in fondo, mostrandosi all'altezza della prova di governo, e lasciando da parte i toni demagogici che pure non sono mancati nella sua campagna elettorale». Nutriamo interesse per il «repubblicano» Schwarzenegger, perché «si è più volte dichiarato pro-aborto, contro le discriminazioni degli omosessuali e a favore della depenalizzazione delle droghe leggere» e per i suoi «riferimenti ad Adam Smith e a Milton Friedman. Quale leader "progressista" europeo può dire di sé altrettanto?». Il neoeletto governatore della California è «un politico che non ha paura di dire "meno Stato in economia", e, al tempo stesso "nessun passo indietro sui diritti civili"».
    RadioRadicale.it
    Tuttavia, mi sembra utile segnalare questa interessante e attenta analisi del voto californiano. Aspetti come sempre ambivalenti, positivi e nagativi, uno spunto di riflessione, non per giungere a delle conclusioni, ma per farsi delle domande. Qui l'articolo
    Leggi anche:
    La partita dei repubblicani
    "La sindrome di Taricone". E' snob pensare che attori o vip tutto muscoli siano per forza stupidi?
    Il Foglio

    Wednesday, October 08, 2003

    Che immagine avete del nostro premier Berlusconi? Robba lo vede come il neo-governatore Schwarzenegger. Lo speciale è quasi finito, ma... c'è solo un superstite, robba l'abbiamo persa.
    Con Israele, paese aggredito, non più oppressore
    Sembra che la risoluzione di condanna del raid israliano di domenica, sottoposta al Consiglio di Sicurezza dell'Onu dalla Siria, sia affondata, nel cestino, senza bisogno del veto Usa. Nazioni Unite e Unione europea, amiche del vecchio e compromesso leader Arafat e sensibili alla causa palestinese (anche se di fatto la danneggiano), ma indifferenti al dolore di Israele, potrebbero aver compreso il messaggio lanciato con il raid. Segnale diretto, e recepito (con le dichiarazioni di Bush per ribadire il diritto all'autodifesa), anche dagli alleati americani, che negli ultimi tempi avevano preteso troppo. La Siria nella lotta al terrorismo «sta dalla parte sbagliata. Dalla parte del terrorismo». Per tenere alzata la guardia nella lotta contro il terrorismo non c'è altro modo. Ed eliminare il terrorismo, gli Stati terroristi, è condizione non sufficiente, ma necessaria per dare ai palestinesi una pace e una patria. Dopo l'11 settembre, l'America, non Israele, ha sancito il metodo di difesa dell'Occidente dal terrorismo: colpire i terroristi dovunque si nascondano, qualunque Stato li ospiti.
    Road map morta e sepolta? Probabile, il primo adempimento è stato, per l'ennesima volta, rigettato dal nuovo premier palestinese Abu Ala, che si è subito affrettato a dichiarare di non avere alcuna intenzione di disarmare e smantellare le organizzazioni terroristiche.
    L'Onu? Il suo ruolo, il suo fallimento, tutto nella domanda dell'ambasciatore israeliano al segretario generale Kofi Annan: come mai riunite il Consiglio di sicurezza per condannare un raid aereo contro postazioni armate, che non ha fatto vittime, e avete dormito quando si trattava di un raid suicida che ha fatto fuori una ventina di persone in un ristorante di Haifa?
    Culturalmente estranei
    John Bolton, dopo gli incontri all'Aspen Insitute Italia. «L'Europa, contrariamente a quanto accaduto nella prima parte del XX secolo, vive in un mondo di pace e questa è una cosa splendida. L'America vive nel resto del mondo che non è così pacifico. Gran parte delle incomprensioni che vediamo oggi sulle due sponde dell'Atlantico deriva proprio da questa diversa percezione del mondo in cui viviamo».
    «Noi crediamo fortemente nel legame con la Nato e con l'Europa, semmai siamo preoccupati che nei paesi europei questo atteggiamento non sia ricambiato».
    «Questa storia di non ascoltare gli alleati e del fare tutto da soli andrebbe meglio raccontata. Perché
    credete che ci siamo sottoposti a quell'interminabile esercizio diplomatico all'Onu se non per far contenti gli alleati? C'erano risoluzioni che potevano consentirci un'azione immediata che invece abbiamo rinviato per mesi». C'era di mezzo la questione della "legittimità". «L'America non riconosce alcuna autorità al di sopra della propria Costituzione. Non crediamo che l'Onu sia l'unica fonte di legittimazione. Da dove – ad esempio – può venire la legittimazione di un futuro governo iracheno se non dagli stessi iracheni? La legittimazione alla fine dei conti siamo noi stessi, è qualcosa che attiene alla nostra libertà individuale».
    ... E questo qualcosa è culturalmente estraneo alla politica europea.

    Monday, October 06, 2003

    Uscivo dal portone, giungevano insieme in quel momento Adri e R.. Eravamo tutti eleganti, per un matrimonio, o un funerale. Più lontano Marco, portava con sé dei girasoli. «Sto andando alla radio», spiego a R., che però mi dice di aspettare, per vedere se serve. Lui intanto si va a fare un altro piatto di spaghetti. «No - lo fermo per un braccio - andiamo a berci qualcosa insieme piuttosto».

    Friday, October 03, 2003

    :: Il borsino ::
  • Blair, e il suo spessore politico
  • Berlusconi e Tremonti, arrivano 'ste riforme!?
  • Andreotti e Cossiga, simpatici nonnetti
  • Vasco, troppo giusto sugli spinelli
  • Michele, se lo merita, mi ha sopportato
  • Noi quattro, perché siamo dei 'bravi ragazzi'
  • Il Cepu, presto un nuovo illustre iscritto
  • Aldo Biscardi
  • I Sindacati, sciopericchio pro-forma. Persa una buona occasione per non prendere per il culo i lavoratori
  • Il ministro Gasparri, appena aperto bocca gli hanno votato contro
  • Veltroni, che sfiga! Povero Uolter
  • La nuit noire, che sfiga! Noi poveracci in bici
  • Pecoraro Scanio, rompe ancora dopo il black out. Disse no al nucleare. Indecente
  • I Radicali, in silenzio dopo il black out. Dissero no al nucleare. Dignitosi
  • 'Panama gomme', per l'incendio. Doloso?
  • Chi ci guadagna
    La legge Gasparri. Non so se sia una legge sbagliata, magari è la più giusta e lungimirante possibile, ma so chi se ne avvantaggia e saprò giudicare. Come in passato. Leggi
    il Riformista
    Senti chi parla/2
    La riforma delle pensioni? A sinistra molti sanno che è necessaria, ne sono consapevoli fin dal 1994, ma temono che ad avere il coraggio di farla sia Berlusconi. Leggi. E D'Alema parlava pure meglio.
    Il Foglio
    Senti chi parla/1
    Alcuni estratti del discorso del premier britannico Tony Blair al Congresso laburista del 30 settembre. «In una mano l'America, nell'altra l'Europa». Leggi
    Il Foglio

    Wednesday, October 01, 2003

    Scatto d'orgoglio o vera svolta?
    Berlusconi e Tremonti sulle pensioni convincono, i sindacati si oppongono pro-forma, per non perdere la faccia, con uno sciopericchio di rito, ma ben sanno della necessità della riforma. Ricordiamo tra l'altro come appoggiarono la riforma Dini, non risolutiva e assai penalizzante (decurtò le pensioni). Mi chiedo: meglio portare gli anni di contributi a 40 e l'età pensionabile a 65, o vedersi tagliata la pensione dal 92 all'80 per cento dello stipendio?
    E il centrosinistra che farà, visto che a farci i conti in tasca e ad invocare la riforma è la Commissione europea guidata dal futuro candidato premier? Metterà la testa nella sabbia o parteciperà a migliorarne il testo?
    Sappiamo però che per risolvere davvero la questione previdenziale in Italia, e dunque anche quella del debito pubblico, occorre aumentare la percentuale di occupati e far accedere i giovani nel mondo del lavoro con qualche anno di anticipo rispetto a quanto accade oggi. Comunque un balzo in avanti del Governo dopo il pantano partitocratico nel quale il premier era sprofondato: scatto d'orgoglio o vera svolta riformista? Vedremo.
    Critiche neocons a Bush
    «I neoconservatori continuano a criticare George W. Bush sulla guerra in Iraq con argomenti "di sinistra", quasi a voler dimostrare ai poco attenti giornali internazionali che il movimento neocon, ammesso che esista, non ha affatto "sequestrato" la politica estera americana né può essere confuso con l'ala estrema della destra repubblicana». L'articolo. E sul Weekly Standard così David Gelernter.
    Camillo
    Liberation: Prodi il peggiore
    «Editoriale del giornale della sinistra francese contro Prodi, "il peggior presidente di sempre della commissione", e contro la stampa italiana che, eccezione fatta per il Giornale, "ignora questa triste realtà" soltanto perché, essendo "in maggioranza ostile alla coalizione di governo, crede che Prodi sia la sola speranza credibile per la sinistra di sostituire l'attuale presidente del Consiglio". Libé spiega anche "l'evidente conflitto di interessi" di Prodi che sembra voler "complicare la vita di Berlusconi" per non far firmare la nuova Costituzione europea a Roma, durante il semestre italiano di presidenza». L'articolo
    Camillo
    Blair con Clinton, Blair con Bush
    «Quella profonda "complicità politica" fra Tony Blair e Bill Clinton, che scattava ogni volta che i due principali leader del mondo anglofono si incontravano, e quell'"amicizia fraterna" che legava i dioscuri internazionali del centrosinistra riformista anni 90, sono i cardini del più potente "founding myth", mito fondatore della "Terza via", sempre citato in modo nostalgico dai democrats e dai laburisti di sinistra, quando guardano lo stato dei rapporti fra Blair e il successore di Clinton. Ma, secondo un nuovo libro di Peter Riddell, il più autorevole commentatore politico del Times londinese, si tratta di un falso storico: Blair trovava Clinton irritante e "patronizing" nella sua sicumera, e preferisce di gran lunga trattare con il più terra terra Bush». Tutto l'articolo
    Il Foglio
    Schroeder si riallinea. "Chirac, auf Wiedersehen"
    «Non dirà mai "il mio amico Bush", ma manterrà la promessa di aiutarlo in Iraq. Fa felice la Cdu: riforme bipartisan». Tutto l'articolo
    Il Foglio